Cava di amianto di Borgotaro, la Procura indaga

Cava di amianto di Borgotaro, la Procura indaga

Dopo la denuncia alla Procura della Corte dei Conti di Bologna il comitato “No Cava le Predelle di Roccamurata” ha presentato un esposto alla Procura di Parma allo scopo di fare chiudere definitivamente la cava della discordia e per il ripristino naturalistico e delle 2 strade rubare alla comunità.

Esposto alla Procura di Parma
La presente viene formulata e sottoscritta dagli abitanti della località Gorro e Roccamurata in Comune di Borgo Val di Taro.
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Con una nostra prima missiva datata 03.09.2008, indirizzata al Comune di Borgo Val di Taro (Prot. in pari data n. 4690) e alla Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno (Prot. in pari data n. 7173), segnalavamo a questi stessi Enti il rischio geologico e idrico connesso all’utilizzo della CAVA “LE PREDELLE” IN LOCALITA’ DI GORRO-ROCCAMURATA, FRAZIONE DEL COMUNE DI BORGO VAL DI TARO (PR), chiedendo un immediato interessamento e riscontro (doc. n. 1).
La zona infatti è interessata da una più generale situazione di dissesto, ribadita da ultimo anche nella nota (PG.2011.0035006 del 08.02.2011) della Regione Emilia Romagna direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa, servizio Tecnico dei bacini degli affluenti del Po (doc. n. 2).
Abbiamo atteso invano una risposta.
Con una nostra seconda missiva datata 24.08.2009, indirizzata al Comune di Borgo Val di Taro (Prot. in data 20.11.2009 n. 6359), alla Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno (Prot. 20.11.2009), all’azienda AUSL di Parma (Prot. 20.11.2009 n. 0102802), alla Provincia di Parma Settore Attività Estrattive (prto. 27.11.2009), Provincia di Parma Settore Ambiente e Territorio (19.11.2009), ARPA-Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia Romagna, denunciavamo l’aggravarsi della situazione di dissesto, e formulavamo richiesta di copia degli atti che riguardavano la cava in questione (doc. n. 3).
Infatti, nel frattempo, a monte della Cava si erano aperte delle voragini nel terreno, che hanno assorbito campi e alberi.
Solo con nota datata 01.06.2010 (quindi a quasi due anni dalla prima denuncia ed a uno dalla seconda) Prot. n. 3199, il Comune di Borgo Val di Taro ha trasmesso una relazione dai contenuti congetturali e non tecnici, non suffragata da alcuna documentazione né da riscontri peritali (nessuna prova, analisi, indagine, rilievo, foto…insomma, niente di niente), un rispettabile ma pur sempre solo un pensiero espresso da un geologo (doc. n. 4).
Non veniva però rilasciato alcun documento afferente la Cava in questione , né venivano date le informazioni richieste circa la previsione di monitoraggi, interventi cautelativi e di messa in sicurezza, interventi di ripristino ambientale; non veniva consentito l’accesso agli atti.
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In data 18.10.2010 veniva quindi formulata al Comune di Borgo Val di Taro (Prot. n. 5786 del 21.10.2010) una nuova lettera che ricordava il tempo oramai trascorso dalla richiesta di accesso agli atti, riassumeva i fatti di impedimento alla visione degli atti, ribadiva il diritto di accesso e estrazione di copia dei documenti riguardanti il fascicolo della Cava in questione in forza del D.Lgs. 195/2005, della L. 241/90, dello Statuto Comunale, con avvertimento, questa volta formale, che decorsi i trenta giorni si sarebbe provveduto a segnalare alla Procura della Repubblica il comportamento illecito ai sensi dell’art. 328 codice penale (doc. n. 5).
Solo a seguito di questa ultima missiva la richiesta di accesso veniva accolta (doc. n. 6) e poteva aver luogo il giorno 08.11.2010.
Durante l’accesso non è stato trovata alcuna lettera di incarico dal Comune al geologo per la redazione della relazione di cui sopra, mentre si è potuto constatare che il medesimo geologo è anche il progettista della Cava in questione per le ditte private Esercenti la Cava (doc. n. 7).
Successivamente, il Comune di Borgo Val di Taro con determina n. 167/2010-Affari Generali (doc. n. 8) incaricava sempre lo stesso geologo per la redazione dell’indagine preliminare per adeguare il PAE vigente alla variante generale 2008 del PIAE.
Crediamo che sarebbe stato più opportuno se il geologo si fosse astenuto in presenza degli interessi privati propri in quanto anche progettista delle ditte private Esercenti la Cava.e che il Comune avrebbe fatto meglio ad incaricare altro tecnico considerato che era perfettamente a conoscenza che il geologo in questione era anche il progettista incaricato dalle ditte private esercenti la Cava.
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Con riferimento alla Cava in questione rilevano i seguenti documenti:
  • Convenzione per l’attività estrattiva nella cava “Le Predelle” firmata il giorno 23 aprile 2004 tra il Comune di Borgotaro e la Società Esercente la Cava rep. 3020, e registrata all’Ufficio delle Entrate di Parma sezione distaccata di Borgo Val di Taro al numero 8166 serie 3 (doc. n. 9);
  • Autorizzazione alla coltivazione della cava “Le Predelle” del 01 luglio 2004, concessa a questa Società Esercente (doc. n. 10);
  • Proroga autorizzazione datata 31 agosto 2009, fino alla data di scadenza del 09 giugno 2010, concessa alla stessa società esercente (doc. n. 11);
  • Domanda di autorizzazione alla coltivazione della Cava “Le Predelle” presentata da un’altra Società (che non ha avuto l’autorizzazione e perciò definiamo come) Aspirante l’Esercizio al Comune di Borgo Val di Taro in data 9 agosto 2010 prot. 4399, il cui procedimento amministrativo non si è ancora concluso (doc. n. 12);
Singolare il comportamento del Comune di Borgo Val di Taro.
In una Sua lettera del giorno 07.08.2009 (doc. n. 13), il predetto Comune di propria iniziativa, chiede alla Compagnia di assicurazione UNIPOL la proroga per un anno della polizza fidejussoria indicata in Convenzione, in ragione della proroga dell’autorizzazione dell’attività estrattiva.
Peccato però che la richiesta di proroga dell’autorizzazione alla coltivazione della Società Esercente sia pervenuta al Comune venti giorni dopo, e precisamente il giorno 28.08.2009, Prot. 4742 (doc. n. 14).
Lo stesso Comune, che a noi non risponde oppure lo fa ad anni di distanza, diventa invece solertissimo con questa società Esercente alla quale solo tre giorni dopo rilascia la richiesta autorizzazione di proroga in data 31.08.2009, Prot. n. 4786 (cfr. doc. n. 11 preallegato).
Si evidenzia che l’autorizzazione è scaduta il 30.06.2009; la domanda di proroga è stata presentata soltanto il 28.08.2009; la proroga è del 31.08.2009.
Domanda e autorizzazione di proroga sono entrambe intervenute dopo la scadenza dell’autorizzazione che proprio perché scaduta (da ben due mesi) non esisteva più e pertanto non poteva essere prorogata.
In proposito il comma 2 dell’art. 15 della L.R. 17/91 recita:
“ E’ ammessa la proroga del termine con provvedimento motivato del Sindaco, su domanda del titolare presentata almeno trenta giorni prima della scadenza, nel caso in cui alla data della domanda di proroga non siano state estratte le quantità autorizzate”.
Mentre il successivo 3° comma testualmente recita:
“La proroga della autorizzazione e della relativa convenzione non può in ogni caso essere superiore ad un anno”.
Non solo. Vi è di più.
Come risulta dall’art. 7 della Convenzione (doc. n. 9 preallegato) la durata dell’autorizzazione iniziale (art. 15 della L.R.17/91) è fissata in anni 5, comprensivi di anni 4 per la fase di estrazione e in anni 1 per la sistemazione finale.
Ora, è evidente che la richiesta di proroga avrebbe dovuto essere presentata prima della scadenza del quarto anno e quindi entro il 30.06.2008; infatti dopo quella data l’attività estrattiva non era autorizzata essendo consentito il solo lavoro di sistemazione finale.
Invece, è documentato dalle carte rilasciate dal comune di Borgo Val di Taro che l’attività estrattiva è proseguita anche nel secondo semestre del 2008, nel 2009 e nel 2010 (doc. n. 15).
L’autorizzazione è scaduta; la sua improbabile unica proroga possibile è pure scaduta; la nuova autorizzazione non è ancora stata concessa; pertanto, i lavori dovrebbero essere fermi e dovrebbero anche essere stati ultimati i lavori di ripristino, in conformità agli atti di progetto allegati alla Convenzione.
Le sanzioni amministrative previste per chi svolge attività estrattiva senza autorizzazione sono quelle previste dall’art. 22 della L.R. n. 17 del 18.07.1991.
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In data 18.10.2010, alla Polizia Locale del Comune di Borgo Val di Taro (Prot. n. 5788, in data 21.10.2010), veniva segnalato lo svolgimento dell’attività di cantiere nonostante il cartello riportasse come termine di scadenza della convenzione autorizzata la data del 01.07.2010 (doc. n. 16).
Non abbiamo avuto riscontro.
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A precise domande formulate con nostra comunicazione scritta del 17.11.2010, indirizzata al Comune di Borgo Val di Taro (Prot. n. 6446 del 22.11.2010), alla c.a. del Sindaco, alla c.a. dell’Ufficio Affari Generali, alla c.a. dell’Ufficio Tecnico, alla c.a. della Polizia Municipale, rispondeva il solo responsabile del procedimento del settore Affari Generali del predetto Comune con propria nota in data 20.12.2010 prot. N. 7087, in modo esaustivo su alcune domande mentre su altre ammetteva (doc. n. 17 e 18):
  • di non aver provveduto, al collaudo delle opere e degli interventi di sistemazione finale previsti nel progetto approvato, ai sensi del punto d) art. 11 della Convenzione, e con quale esito,
  • che il Sindaco non ha ancora rilasciato, il certificato di completa e regolare esecuzione dei lavori di ripristino finale, ai sensi del punto a), secondo comma , dell’art. 11 della Convenzione,
  • che l’Ufficio Tecnico Comunale non ha effettuato l’Istruttoria di cui al punto a), secondo comma, dell’art. 11 della Convenzione,
  • di non aver mai verificato la realizzazione delle opere di ripristino dei vari lotti, prima dell’inizio dell’escavazione del lotto successivo in conformità al disposto dell’art. 22 della Convenzione, all’Autorizzazione, dell’atto di svincolo idrogeologico con prescrizione rilasciato dalla Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno prot. 6738/4.2 del 11.07.2002 (infatti nella risposta il Comune ammette di aver disposto solo ora accertamenti sui ripristini);
  • che non sono ancora stati rimossi i manufatti e/o impianti realizzati es. pesa, locale ad uso ufficio-spogliatoi, che in conformità agli ultimi due commi dell’art. 28 avrebbero dovuto essere rimossi entro la data di ultimazione dei lavori.
Le sanzioni amministrative previste per chi svolge attività estrattiva in violazione delle prescrizioni contenute nel provvedimento autorizzativo sono quelle previste al comma 2 dall’art. 22 della L.R. n. 17 del 18.07.1991; in particolare il punto b) prevede la sanzione per l’inosservanza della data di scadenza e delle modalità di sistemazione sistemazione finale dell’area e l’inosservanza di ogni altra prescrizione e modalità da esercitarsi nell’esercizio dell’attività estrattiva (quindi ad es. anche per le sistemazione dei singoli lotti).
In presenza dell’illecito (anche se amministrativo), per di più segnalato, il Comune avrebbe dovuto intervenire
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Come abbiamo rilevato nella nostra missiva del 17.11.2010 (qui prodotta sub. doc. n. 17 preallegato), il Comune non ha adempiuto ai propri doveri Convenzionali.
Una nuova richiesta di autorizzazione dell’attività di coltivazione della medesima cava che venisse accolta farebbe venire meno il principio della certezza giuridica.
I termini di coltivazione sono fissati dalla L.R.17/91, riportati nella Convenzione e nell’ Autorizzazione, come più sopra evidenziato.
Se fosse possibile continuare, fosse anche da parte di altro soggetto, l’attività di escavazione nella medesima cava, i termini di Legge verrebbero raggirati (abuso del diritto),e l’obbligato (nel nostro caso la Prima società esercente) avrebbe l’agevolazione di non dover più provvedere alla sistemazione del sito e rimozione dei manufatti con evidente notevole risparmio di oneri e costi.
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La Cava in esame si trova in zona soggetta a vincolo idrogeologico come risulta dal parere rilasciato dalla Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno (nota Prot. n. 6738/4.2 dell’11.07.2002) e quindi il mancato rispetto di una o più delle prescrizioni ivi indicate, tra le quali la realizzazione per lotti che avrebbero dovuto essere completati, ripristinati e recuperati prima della coltivazione del lotto successivo, comporta l’invalidità del provvedimento di autorizzazione, nonché l’applicazione degli artt. 24 e 25 del R.D.L. 3267/1923 (doc. n. 19).
In data 07.12.2010 veniva quindi espressamente chiesto per iscritto alla Polizia Locale di verificare (prot. Comune Borgo Val di Taro in pari data n. 6817) (doc. n. 20):
  • Se siano già stati rimossi i manufatti e l’eventuale pesa mobile che in conformità agli ultimi due commi dell’art.28 della Convenzione qui allegata, avrebbero dovuto essere rimossi entro la data di ultimazione dei lavori;
  • Se la documentazione fotografica in allegato alla domanda di autorizzazione alla coltivazione presentata dalla Aspirante società esercente al Comune di Borgotaro prot. 4399 del 9 agosto 2010 corrisponda allo stato di fatto, poiché la precedente autorizzazione della Prima Società Esercente è scaduta il 9 giugno 2010 e quindi la situazione dovrebbe essere immutata da quella data; a questo proposito alleghiamo documentazione fotografica nostra scattata nel mese di giugno 2010 (allegato A);
  • Se ogni attività in cava è stata sospesa vista la scadenza della concessione e dell’unica proroga possibile, poiché camion trasportanti ofiolite continuano a circolare (vedi allegato B).
Ancora oggi siamo in attesa di una risposta.
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Con nostra missiva datata 30.11.2010 (doc. n. 21) si portava a conoscenza di:
-Commissione Tecnica Infraregionale Attività Estrattive c/o Amministrazione Provinciale -AUSL-ARPA-Comunità Montana Valli Taro e Ceno-Commissione per la Qualità Architettonica e Paesaggio Comune di Borgo Val di Taro-Provincia di Parma, Servizio Programmazione e Pianificazione Territoriale, Sviluppo Economico -Attività Produttive-Provincia di Parma, Servizio Ambiente, Difesa del Suolo e Tutela del Territorio- Regione Emilia Romagna, Servizio Tecnico dei Bacini degli Affluenti del Po, sede di Parma, direzione Generale Ambiente Difesa del Suolo e della Costa- Prefettura di Parma,
che l’ARPA di Reggio Emilia con sua nota del 21.02.2007 allegata a questa nostra missiva, aveva suggerito di vietare la posa del materiale ofiolitico proveniente dalla cava ” Le Predelle” utilizzato come riempimento di un’area di cantiere in prossimità di via degli Azzarri in Provincia di Reggio Emilia.
La Provincia di Reggio Emilia ne ha conseguentemente ordinata la rimozione del predetto materiale, il suo trasporto e lo smaltimento.
 Si evidenzia la circostanza che ARPA sezione di Fidenza con la sua del 11.12.2006 allegata alla nostra missiva di cui sopra, abbia proposto il “divieto di estrazione e di utilizzo di qualsiasi altro materiale di cava ofiolitico, non interessato dai suddetti prelievi, salvo acquisizione parere ARPA, ai sensi dell’art. 186 del D. Lgs 152/06”.
I campioni di materiale prelevati nella Cava Le Predelle da ARPA, dai cumuli pronti per la vendita hanno evidenziato il superamento al limite di concentrazione soglia di contaminazione (vedi rapporti di prova allegati alla ns. missiva di cui sopra).
Nella stessa missiva ns. datata 30.11.2010 (doc. n. 21 preallegato) si sottolineava anche che dalle note della Prefettura di Parma del 10.11.2009 e della Regione Emilia Romagna, Servizio Tecnico dei Bacini degli Affluenti del Po del 17.08.2009, entrambe allegate alla medesima missiva), risulta che l’abitato di Roccamurata è soggetto ad un movimento franoso di versante attivo che coinvolge parte degli edifici di civile abitazione (anche di Gorro), e le vicende del maltempo determinano un peggioramento delle condizioni di precaria stabilità dell’area.
L’area interessata da questo movimento franoso è a ridosso della Cava “Le Predelle” con ovvie probabili gravi ripercussioni in caso di continua escavazione e quindi alterazione dello stato naturale dei luoghi.
La Provincia di Parma con propria nota del 21.12.2010, prot. n. 81097 (doc. n. 22), ha fornito alcuni chiarimenti e documenti. Fra l’altro, al punto 2 ha evidenziato che di recente la Ditta Esercente è stata sanzionata in quanto ha esercitato attività di movimentazione e lavorazione inerti (nell’area del frantoio) in assenza di specifica autorizzazione Comunale.
Non è dato di capire quale sia la ditta esercente sanzionata: quella titolare del titolo autorizzativo oramai scaduto, oppure l’altra in attesa del rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione.
Maggiore confusione emerge dai documenti che la Provincia di Parma allega alla propria missiva relativi ai monitoraggi eseguiti nella cava negli ultimi cinque anni.
Intanto, rileviamo subito che non c’è alcun riferimento a quanto già sopra evidenziato dall’Arpa di Reggio Emilia circa la presenza di materiale ofiolitico con superamento al limite di concentrazione della soglia di contaminazione (vedi rapporti di prova di cui sopra).
Tutti i monitoraggi allegati appaiono eseguiti invece sul materiale fornito dall’interessato, parrebbe senza che sia mai avvenuto nessun sopralluogo di alcun Ente in cantiere, come invece aveva fatto l’Arpa sezione di Fidenza.
Da questi documenti risulta che già dal 2006 l’Aspirante Società Esercente risulta interessata e destinataria dei diversi certificati di analisi e rapporti di prova, mentre la medesima società, come abbiamo visto, non ha mai avuto alcuna autorizzazione alla coltivazione.
In relazione ai movimenti franosi segnalati, da quanto al momento accertato la Provincia di Parma, scrive che al momento non risulta correlazione diretta con l’attività della Cava. In ogni caso, questo problema sarà oggetto di ulteriori approfondimenti che solleciteremo alle autorità preposte (Servizio Tecnico della regione Emilia-Romagna, Comune di Borgotaro e Comunità Montana).
Cosa è stato fatto? Quali ulteriori approfondimenti?
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Con riferimento alla domanda di autorizzazione alla coltivazione della Cava “Le Predelle” presentata dalla Società Esercente (abbiamo copia della sola domanda di proroga qui preallegata doc. n. 11) e poi dalla seconda società n. protocollo Comunale (doc. n. 12)
Ci si riferisce ai mappali oggetto di Cava.
Da una ricerca catastale (allegata doc. n. 23) si rileva che solo i mappali 53, 54, 66, 67, 68, 69, 70, 71, 72, 73, 75, 98, 110, 311, 312, 378 e 379 del foglio 34 del Comune di Borgotaro, risultano tutti intestati alla Aspirante Società Esercente sin dal 07.08.2008.
I mappali 74 e 76 pure oggetto di domanda, risulterebbero invece ancora intestati ai sig.ri Galleazzi Elena, Galleazzi Richard, Galleazzi Robert, Galleazzi Ugo, Salimbeni Gioconda.
Per il mappale 45, anch’esso oggetto di domanda di coltivazione, sempre del foglio 34 la situazione è un poco più complessa.
Questo mappale è stato soppresso e frazionato nei mappali 458 e 459.
Il mappale 459 risulta intestato al Demanio Pubblico dello Stato Ramo Strade.
Il mappale 458 è stato soppresso e ulteriormente frazionato nei mappali 477,478, 479.
Il 477 risulta intestato alla aspirante società Esercente..
I mappali 478 e 479 risultano invece intestati al Comune di Borgo Val di Taro.
Il tutto è documentato dalle visure catastali che si trovano qui allegate.
Sono ovvie alcune riflessioni:
1) La domanda di proroga presentata dalla Prima Società Esercente in data 28.08.2009, riguardava quindi mappali di cui questa società non era proprietaria.
2) La domanda presentata dalla società Aspirante Esercente in data 09.08.2010, Prot. Comune di Borgo Val di Taro 4399, comprende oltre ai mappali di sua proprietà anche il mappale 45 che però, come si è visto, non esite più: ci si chiede in forza di quale disposizione legislativa e di quale atto autorizzativo apposito, alla società Esercente srl verrà concessa l’attività di coltivazione sull’originario mappale 45 e quindi anche sulle aree che oggi sono del Demanio dello Stato e del Demanio o Patrimonio Comunale; ancora prima ci si chiede come questa autorizzazione possa essere stata concessa sul mappale 45 alla Prima Società Esercente.
3) Quanto ai due mappali 74 e 76 che risultano di proprietà di terzi, non risulta documentato in forza di quale atto la seconda società solo aspirante Esercente abbia la disponibilità delle aree in questione.
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La Cava in questione ha di fatto occupato e reso inutilizzabili due strade pubbliche.
Come risulta dall’estratto di mappa che trovasi qui allegato (doc. n. 24) riguardante parte del foglio catastale n. 34, esistono una “strada comunale” quindi appartenente al demanio stradale del Comune e una “strada vicinale” quindi un diritto di uso pubblico di cui il Comune ne è responsabile.
Oggi l’accesso a queste strade è impedito dall’ingresso della Cava e per un lungo tratto iniziale le medesime strade non risultano percorribili perché di fatto occupate dalla Cava stessa.
La normativa di riferimento dei beni pubblici è dettata dagli artt. 823 e segg. del codice civile.
In data 28.03.2011 Prot. n. 1754-1755-1756, veniva formulata richiesta di rilascio di una copia degli atti che hanno autorizzato la chiusura della strada Comunale, la sua cessione, e la demolizione dei fabbricati (doc. n. 25).
In data 15.04.2011, Prot. n. 2165, il Comune ha preferito rigettare la richiesta con un pretestuoso richiamo al punto 3 della circolare 6165/2007 del 13.12.2007 del segretario comunale (doc. n. 26).
Senonché detto punto esclude l’accesso c.d. informativo cioè quello “consistente in attività di cognizione e di giudizio non ancora tradotta nello strumento documentale”, come riportato nella stessa circolare.
E’ di tutta evidenza che la richiesta riguarda documenti amministrativi.
La risposta negativa del Comune appare sintomatica: meglio negare l’accesso che ammettere la non esistenza degli atti.
Pertanto si ha motivo di credere che anche l’eventuale esito positivo del ricorso al TAR non darebbe accesso a nulla, sarebbe solo un aggravio di costi per il cittadino e un onere in più per la giustizia.
Per contro, crediamo che anche questo rifiuto possa essere valutato nel comportamento complessivo dell’Amministrazione Comunale.
Arbitrariamente sono stati invasi mappali del Demanio e Comunali ed è stata occupata una strada Comunale e una vicinale che sono state sottratte all’utilizzo pubblico.
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Eventuali ipotesi delittuose riscontrabili nei fatti come sopra narrati sono al vaglio dell’autorità giudiziaria.
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