Roccamurata, spostiamo la montagna?

Roccamurata, spostiamo la montagna?

Breve storia delle Predelle.

Cava chiamata “della morte”

Perché di lì a lungo si sono estratti – prima della interruzione dell’attività, cui però non è seguita la messa in sicurezza del sito – materiali pericolosi come la tremolite un particolare tipo di ofiolite, alias pietre verdi all’amianto, altamente nocive per la salute dell’uomo, potendo causare terribili malattie oncologiche, come il mesotelioma pleurico e il carcinoma del polmone. Da alcuni anni sono il Comitato cittadino ed il blogger Paolo Magnani a prodigarsi per ottenere risposte ed azioni dalle autorità che possano garantire l’incolumità dei cittadini. Del resto la storia della Cava le Predelle, la cava della Morte, ha avuto il suo inizio proprio con un decesso, peraltro in circostanze chiare solo apparentemente, quello a Santiago De Compostela di Don Primo Repetti, curato di Gorro, piccolo paesino di venti anime, che appunto era il proprietario della cava in questione. Alla sua morte il sito passa nelle mani della Curia che lo vende nell’anno 2009. Ma già prima vengono abbattute due case e l’attività estrattiva comincia a crescere fino alla sparizione di un tratto di strada comunale inghiottita dal fronte di cava. L’allora sindaco del comune di Borgotaro Salvatore Oppo ha sempre minimizzato sul nesso causale tra la cava e i forti dissesti idrogeologici presenti nella zona, servendosi di una relazione del geologo Bricoli che però risulta essere lo stesso progettista della cava. Il conflitto di interessi è sempre di moda…Il successore di Oppo sullo scranno di primo cittadino del comune della Valtaro Diego Rossi non ha avuto nemmeno la decenza ascoltare le istanze e i problemi  di chi abita a Roccamurata. Come se di problemi a Roccamurata non ce ne fossero a sufficienza tra il “solito” amianto, le case che crollano (per via dei movimenti franosi), le strade rotte (su un viadotto della superstrada che collega l’alta Valtaro a Ghiare di Berceto è stato perfino posto il limite dei 30 Km/h per il pessimo stato in cui versa) e le gallerie rifatte diverse volte per una spesa superiore al milione di euro (quella lungo la strada che collega l’Alta Valtaro con Parma che presenta tutt’oggi distacchi di materiale, fessurazioni, infiltrazioni d’acqua, armature scoperte, degrado con gravi rischi per quelle migliaia di viaggiatori, tra cui molti pendolari, che ogni giorno la percorrono e quella parallela del treno).

Gli importanti risultati conseguiti nel 2011

  • Fronte lotta all’amianto: la forte opera di sensibilizzazione sul tema ha spinto i Carabinieri della Stazione di Borgotaro a fare un nuovo censimento dei siti e dei tetti in eternit contaminati dall’amianto, per segnalarli alle autorità competenti (AUSL e ARPA): in certi casi, vista la pericolosità per la salute, si è proceduto all’allontanamento delle famiglie alloggiate edifici ritenuti particolarmente a rischio come ad esempio quello del macello comunale di Borgotaro.
  • Ma il fiore all’occhiello dell’attività resta il circostanziato esposto presentato alla Procura della Corte dei Conti di Bologna dal Comitato a cui è seguito il secondo esposto alla Procura di Parma firmato da 201 persone nel quale si chiede anche dei fondi “spariti” della assicurazione per il ripristino.

Gli importanti risultati conseguiti nel 2012

  • La cava viene messa sotto sequestro e chiusa definitivamente alla coltivazione di estrazione.
  • La ditta esercente viene multata dalla Provincia di Parma.

Gli sviluppi fino al 2017

  • La cava le Predelle rimane al centro delle cronache per le continue manutenzioni alle galleria, per una inondazione  che ha bloccato per una mezza giornata l’intera valle ma soprattutto per le proteste e contestazioni riguardanti il fondo Unipol per il ripristino naturalistico che il Comune di Borgo Val di Taro non ha mai eseguito preferendo lasciare a cielo scoperto cumuli di amianto.
  • il 9 maggio 2017, per mano del giudice Rada Vincenza Scifo la cava è stata messa all’asta dal tribunale di Parma per 25 mila euro con l’obbligo all’acquirente di eseguire l’oneroso ripristino naturalistico.

Qui finiscono le informazioni storiche e si entra nel “si dice”.

Appunto si dice che;

  • La cava è stata comprata da una impresa edile locale che realizza opere stradali e asfalto conosciuta  poiché vincitrice di molti appalti in Valtaro.
  • I costosissimi lavori di ripristino non sarebbero più necessari giacché è in studio il progetto di spianare l’intera montagna per far affiorare le strade dai tunnel.

 

Se il Comune non va dalla montagna la montagna va  dal Comune.

Un progetto talmente colossale e paradossale -migliaia di metri cubi di ofiolite (alias amianto) da rimuovere e stoccare, la tenuta geologica da non mettere a rischio l’abitato di Gorro, il costo per noi cittadini e la viabilità durante i lavori- e pieno di coincidenze che mi limito a  mostrarvi i disegnini della zona  dell’eventuale  lavoro.

 

 

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