Si chiama Cava le Predelle Ma la chiamano Cava della Morte.

Si chiama Cava le Predelle Ma la chiamano Cava della Morte.

Perché di lì a lungo si sono estratti – prima della interruzione dell’attività, cui però non è seguita la messa in sicurezza del sito – materiali pericolosi come la tremolite un particolare tipo di ofiolite, alias pietre verdi all’amianto, altamente nocive per la salute dell’uomo, potendo causare terribili malattie oncologiche, come il mesotelioma pleurico e il carcinoma del polmone. Da alcuni anni sono il Comitato No Cava le Predelle e il sito internet www.belrogo.com di Paolo Magnani e Atos Belli a prodigarsi per ottenere risposte ed azioni dalle autorità che possano garantire l’incolumità dei cittadini.

Qualche passo positivo è stato fatto nel 2011, grazie anche al cambio dell’amministrazione comunale di Borgotaro, il comune in provincia di Parma cui appartiene questa frazione ultimamente un po’ maledetta, se si pensa anche che a Ferragosto un ragazzo di origini marocchine, Tamzirat Youssef, 20 anni, è morto annegato nel fiume Taro tradito da un vortice (maledizione che forse non si sarebbe materializzata se si fossero posti i cartelli che da anni si richiedono per indicare i “fondoni” pericolosi) o al lugubre ritrovamento di sette bare abbandonate in una discarica abusiva, assieme a resti di lapidi e altro materiale provenienti da uno o più cimiteri. Del resto la storia della Cava le Predelle, la cava della Morte, ha avuto il suo inizio proprio con un decesso, peraltro in circostanze chiare solo apparentemente, quello a Santiago De Compostela di Don Primo Repetti, curato di Gorro, piccolo paesino di venti anime, che appunto era il proprietario della cava in questione. Alla sua morte il sito passa nelle mani della Curia che lo vende nell’anno 2009. Ma già prima vengono abbattute due case e l’attività estrattiva comincia a crescere fino alla sparizione di un tratto di strada comunale inghiottita dal fronte di cava. L’allora sindaco del comune di Borgotaro Salvatore Oppo ha sempre minimizzato sul nesso causale tra la cava e i forti dissesti idrogeologici presenti nella zona, servendosi di una relazione del geologo Bricoli che però risulta essere lo stesso progettista della cava. Il conflitto di interessi è sempre di moda… Il successore di Oppo sullo scranno di primo cittadino del comune della Valtaro Diego Rossi ha avuto almeno il merito di avere ascoltato, ad inizio mandato, alcune volte le istanze di chi abita a Roccamurata ricevendo un paio di volte l’attivo Paolo Magnani in Municipio (“Il Sindaco – scrisse il blogger nell’occasione – è stato chiaro e deciso nel confermare l’intenzione di trattare la questione con serietà e fermezza, consapevole della delicatezza e delle problematiche legate all’estrazione di ofiolite”), salvo poi trascurarla nel suo tour tra le altre frazioni per incontrarne gli abitanti per discutere i problemi. Come se di problemi a Roccamurata non ce ne fossero a sufficienza tra il “solito” amianto, le case che crollano (per via dei movimenti franosi), le strade rotte (su un viadotto della superstrada che collega l’alta Valtaro a Ghiare di Berceto è stato perfino posto il limite dei 30 Km/h per il pessimo stato in cui versa) e le gallerie da rifare (come quella lungo la strada che collega l’Alta Valtaro con Parma che presenta distacchi di materiale, fessurazioni, infiltrazioni d’acqua, armature scoperte, degrado con gravi rischi per quelle migliaia di viaggiatori, tra cui molti pendolari, che ogni giorno la percorrono. Si diceva degli importanti risultati conseguiti nel 2011. Fronte lotta all’amianto: la forte opera di sensibilizzazione sul tema di www.roccamurata.com ha spinto i Carabinieri della Stazione di Borgotaro a fare un nuovo censimento dei siti e dei tetti in eternit contaminati dall’amianto, per segnalarli alle autorità competenti (AUSL e ARPA): in certi casi, vista la pericolosità per la salute, si è proceduto all’allontanamento delle famiglie alloggiate edifici ritenuti particolarmente a rischio come ad esempio quello del macello comunale di Borgotaro. Ma il fiore all’occhiello dell’attività resta il circostanziato esposto presentato alla Procura della Corte dei Conti di Bologna dal Comitato No Cava le Predelle, non avendo avuto dagli enti locali le risposte a lungo attese e ora fiduciosi attendono sviluppi. Ma negli abitanti di Roccamurata continuano ad albergare rabbia e forte preoccupazione per la propria salute e per la tenuta statica delle case che presentano lesioni e forti fessurazioni, così come le strade mostrano preoccupanti cedimenti. Nei sette anni di attività della cava molte abitazioni hanno subito danni più o meno gravi e sono perfino scomparse due strade inglobate dalla voragine, mentre altre presentano cedimenti. Insomma da paradiso la zona si è trasformata in un piccolo inferno, costellato di timori, paure e senso di abbandono.
Gabriele Majo
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